Identità Golose (23-25 gennaio 2005)

Posted by on Jan 26, 2005 in food, italian | No Comments

Mi scuso innanzi tutto per il ritardo. Blogger aveva dei problemi e non riuscivo a postare (sgrunt). Ho passato due giorni fantastici, a sentire parlare e vedere in azione i guru della scena culinaria italiana, spagnola, francese e anche americana. E’ come se a un bambino che vuole fare il figlio di puttana da grande lo metti davanti a berlusconi, a baget bozzo e a tremaglia (ho scelto un paragone sbagliato, adesso potrei andare avanti per migliaia di anni a elencare grandi figli di puttana)…. Tornando al discorso culinario invece, ho avuto la possibilità impagabile (per me come aspirante cuoca, ma anche semplicemente come persona curiosa del mondo) di sentire i consigli e la filosofia di Nadia Santini, per esempio. Di sentire la cafoneria e la volgarità di Gianfranco Vissani, perché nella vita si incontrano anche le persone così, senza classe né stile. Di vedere come un libro diventa prosciutto e melone nelle mani di Davide Scabin (mi devo ricordare di indagare perché il suo ristorante si chiama Combal.zero, che cacchio vuol dire?). Vedere Ferran Adrià a 5 metri di distanza, voi mi direte, chi cavolo è quello lì? Beh, è un genio. Un uomo carismatico e soprattutto bravo. I suoi piatti non sono di quelli che proprio fanno venire l’acquolina in bocca, però sicuramente una curiosità tremenda, tanto che alla prima occasione mi recherò a El Bulli (la prima occasione in cui disporrò di 500 euro per una cena, naturalmente).
Ho imparato come i grandi chef siano non solo “cuochi”, ma anche chimici, fisici, botanici, veterinari, pittori, scultori, costruttori di giocattoli, economisti (fiù)…
Non vedo l’ora di mettermi sotto a studiare i come ed i perché di tutta la cucina… voglio imparare tutto tutto tutto.

Questo è Pietro Leeman, del Joia di Milano (quello in Panfilo Castaldi, tra un alimentari e una bottega indiana). Ci andrò presto, perché lui è bravo, è intelligente, è rispettoso dell’ambiente e di sé stesso e quindi i suoi piatti saranno uguali a lui. (Rosso sprofondato e Sasso che rotola.) Se il budget sarà ristretto, allora si potrà andare al Joia Leggero: Corso di Porta Ticinese 106.

Questo ragazzo qui è un fenomeno. A 28 anni aveva già 2 stelle michelin. Massimiliano Alajmo. Al congresso a presentato un dolce. Che chiamarlo dolce è riduttivo. Ha presentato tutta un’esperienza degustativa per un fine pasto interessantissimo, a base di legno (le stoviglie) e cioccolata. Eccezionale senso del gusto e dell’equilibrio. Merita il viaggio a Padova sicuramente, e 100 euro a persona non è proibitivo. Peccato che sia sempre pieno.

Quando ha parlato lui, Andoni Luis Aduriz, sembrava più un ricercatore universitario che un grande chef Basco. Ha parlato per un’ora di foie gras, e questo mi è bastato per aprezzarlo. La negazione della superficialità e del pressapochismo. Il suo ristorante, il Mugaritz mi sembra lontanissimo e chissà quando potrò andarci, però lo tengo a mente perché sicuramente si tratterà di un’esperienza unica.

Dulcis in fundo, sarà contento il prof. Faini, che proprio ieri mi diceva quanto si mangiasse bene a La madonnina del Pescatore, dalle sue parti, a Senigallia. Fegato di coda di rospo con pan brioche e marmellata di mandarini. Moreno Cedroni, simpatico e bravo.

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